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Racconti di Viaggio: La Città Carioca, Rio de Janeiro

E’ in un tiepido giorno di inizio aprile quando uno dei miei sogni inizia a prendere forma.

Ci sono solo 12 ore di volo che mi separano da lei: la “Cidade Maravilhosa” – come la definì lo scrittore Coelho Neto. Arrivo a Rio De Janiero all’alba e fuori dall’aereoporto il sole è ancoraIMG_9195 basso all’orizzo nte – un cerchio arancione infuocato. E’ domenica e in città si respira il clima rilassato e di festa di chi vuole riprendersi da una dura settimana di lavoro.IMG_9182IMG_9250

Il Maracanà si sta preparando ad accogliere l’arrivo di una delle band più in voga del momento: nientepopodimeno che i Coldplay. Nel giro di minuti indossiamo costume da bagno ed infradito e ci catapultiamo sulla spiaggia di IpanemaIMG_9163 Il viaggio è stato lungo e la stanchezza, foraggiata dal fuso orario, inizia a farsi sentire. IMG_9174In realtà basta ascoltare le onde dell’oceano ed ammirare il panorama mozzafiato per dimenticare e lasciarsi tutto alle spalle.

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso il giardino botanico. Le palme ultracentenarie sembrano quasi sfiorare il cielo. La natura è di un verde talmente accesso che si ha l’impressione di vedere la realtà attraverso un occhiale da sole anche ad occhio nudo.

Il giorno seguente iniziamo la giornata con un percorso guidato del centro storico della città. Una delle prime cose che ci viene spiegata è la storia dietro al nome “carioca”, come viene definito l’abitante di Rio De Janeiro. Il termina deriva dall’unione di “Cari” e “Oca” che in lingua indigena significa letteralmente “La Casa dei Bianchi”. Fu così che gli indigeni Tamoios chiamarono il primo agglomerato di case costruito dai portoghesi in età coloniale.

Durante il percorso passiamo per la Confeitaria Colombo, una delle pasticcerie più storiche della metropoli. Banconi d’epoca, lampadari e specchi mi fanno tornare indietro di qualche epoca. Impossibile resistere ad un’ancora calda “pasteis de nata”. IMG_9198Non c’è tempo da perdere e proseguiamo verso il Palazzo Imperiale per poi arrivare nella zona di Cinelandia dove è possibile ammirare il Teatro Nazionale (fresco di restauro) e del più sobrio Palazzo del Comune. La visita termina nella zona degli Archi di Lapa, racchiusa tra la piramidale Cattedrale Metropolitana di San Sebastiano e l’arroccato quartiere di Santa TeresaIMG_9195La cosa che mi ha colpito non è tanto la maestosità della Cattedrale quanto il suo riflesso nel palazzo di vetro del distretto finanziario posto difronte. L’accostamento del sacro che si rispecchia nel profano è alquanto particolare.La temperatura è sempre più alta e sentiamo il bisogno di tuffarci nell’oceano. A rinfrescarci ci pensano l’acqua di cocco e l’immancabile Acai, il “superfrutto” dell’Amazzonia. Alla sera ci si può recare nell’animato quartiere di Lapa con i suoi locali tipici e cenare a ritmo di samba oppure si può optare per Ipanema, decisamente più chiccosa con i suoi ristoranti gourmet.

Sono oramai passati tre giorni dal nostro arrivo e non possiamo più aspettare. Prossima tappa obbligata? Il Cristo Redentore. Collocato alla sommità del Corcovado, domina l’intera città di Rio. Per fortuna il cielo è limpido e possiamo ammirare le spiagge di Ipanema e Copacabana, la Baia di Botafogo con l’inconfondibile Pan di Zucchero e ancora un simbolo del calcio mondiale: il Maracanà. La frenesia della metropoli si fa sentire e sentiamo bisogno di spingerci fuori città. In poco tempo decidiamo di arrivare fino a Prainha, il paradiso dei surfisti. Dopo circa un’ora e mezza di auto arriviamo su questa lingua di sabbia incastonata tra oceano ed una montagna ricoperta da una fitta vegetazione tropicale. Lo scenario è spettacolare. Sull’intera spiaggia ci saranno al massimo una ventina di persone e la pace regna sovrana.

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Il sole, ahimè, tramonta dietro la montagna molto presto, attorno alle 16.00. Decidiamo di spostarci sulla vicina spiaggia di Recreio per goderci ancora due ore di mare. Il traffico per rientrare a Rio ci fa subito tornare al ritmo della movida carioca.

Manca ancora un giorno e dobbiamo assolutamente salire sul Pan di Zucchero. Decidiamo di andare nel tardo pomeriggio per godere sia del tramonto che della vista notturna. Con la funicolare saliamo prima fino al Morro da Urca. La vista non è mozzafiato; di più. Il panorama è talmente bello da sembrare surreale. In lontananza si vede il Cristo illuminato che protegge la città. Proseguiamo fino ad arrivare alla sommità del Pan di Zucchero. Il sole sta quasi tramontando e le luci dei palazzi iniziano a brillare sempre di più.

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Oramai è già tempo di rientrare in Italia. Pian piano inizio a provare quello che avevo spesso sentito definire dai brasiliani come “saudade”. Quella malinconia che solo una persona che lascia il Brasile può capire.

David Lehman

Viaggi Erbacci